Perché partire dai primi 1000 giorni

Da anni la comunità scientifica internazionale – a partire da OMS, Unicef e Banca Mondiale, con il Nurturing Care Framework – sottolinea l’importanza strategica dei primi 1000 giorni di vita: dalla gravidanza ai primi tre anni.
È in questa finestra temporale che si sviluppano le connessioni neuronali più rapide e profonde, si costruiscono le competenze emotive e cognitive, si pongono le basi della salute mentale, dell’apprendimento e della capacità di stare in relazione.

Secondo recenti stime dell’UNICEF, oltre l’80% del cervello di un bambino si sviluppa proprio entro i primi 3 anni.

Studi neurobiologici confermano che durante questo periodo si formano fino a un milione di nuove sinapsi al secondo. È un tempo sensibile, in cui il corpo e la mente si plasmano attraverso l’interazione con l’ambiente: contatto, voce, affetto, risposta ai bisogni.

Ma i primi 1000 giorni non sono cruciali solo per i bambini.

Rappresentano anche una fase di grande trasformazione per gli adulti che diventano genitori.
È un momento di apertura, in cui ci si trova più esposti ma anche più disponibili: a cercare supporto, a interrogarsi, a imparare.
È in questo tempo che si pongono le fondamenta della relazione con i figli. Una relazione che, come dimostrano evidenze neuroscientifiche e pedagogiche, ha un impatto duraturo sull’intera traiettoria di sviluppo.

Mykes ha scelto di partire proprio da qui.

Abbiamo partecipato al "Tavolo 1000 giorni" della città di Milano coordinato da Mitades APS per Save The Children Italia. Uno spazio prezioso di lavoro tra organizzazioni, enti pubblici e realtà del territorio con cui stiamo costruendo una rappresentazione condivisa delle sfide nei primi 1000 giorni di vita.

Non per proporre un modello genitoriale ideale o prescrittivo, ma per contribuire a costruire contesti di accompagnamento: spazi capaci di sostenere le famiglie nella quotidianità, rafforzarne le competenze, generare fiducia e prossimità.
Perché sì, la genitorialità si può apprendere.
E farlo in modo precoce, continuo, accessibile significa agire in chiave preventiva, prima che le fragilità si consolidino, prima che diventino disagio strutturale, isolamento o marginalità.

Oggi sappiamo che i bisogni delle famiglie nei primi anni di vita sono profondamente trasversali, a prescindere dal background economico o culturale.

In questa fase si concentrano domande universali: come essere genitori sufficientemente buoni, come conciliare cura e lavoro, come leggere i bisogni del proprio bambino, come chiedere aiuto senza sentirsi giudicati, come conciliare infine cura e lavoro.
Eppure, è proprio in questa fase che le diseguaglianze iniziano a radicarsi.

Diseguaglianze che non sono solo materiali, ma anche relazionali, affettive, simboliche.
Spesso invisibili, ma profondamente determinanti.
Il contesto familiare, nelle sue routine quotidiane, nei suoi linguaggi, nella qualità delle relazioni, incide in modo decisivo sul benessere del bambino e sul suo sviluppo futuro.

Secondo l’OCSE, le diseguaglianze educative si manifestano già prima dell’ingresso alla scuola dell’infanzia e tendono ad ampliarsi nel tempo. Il capitale culturale e relazionale delle famiglie gioca un ruolo chiave.
In assenza di reti, di servizi accessibili e di accompagnamento, la solitudine educativa può diventare fatica, sfiducia, rinuncia.

Investire nei primi 1000 giorni, allora, non è solo un’opzione educativa: è una scelta politica, culturale, sociale.

Significa:

— sostenere la genitorialità come bene comune
— contrastare le diseguaglianze alla radice
— costruire un welfare che genera legami, non solo prestazioni

Questa è la visione con cui nasce Mykes.
Una visione che tiene insieme lo sguardo giuridico maturato in anni di lavoro nelle aule giudiziarie del Tribunale per i Minorenni e l’esperienza nella progettazione sociale e nelle politiche pubbliche per l’infanzia.
Una visione che parte da un’evidenza: quando il disagio genitoriale non viene riconosciuto in tempo, diventa più difficile da affrontare.
Intervenire prima, invece, significa creare le condizioni perché la cura possa essere condivisa, accompagnata, compresa.

Ma la protezione dell’infanzia non comincia nei tribunali.
Comincia quando si investe nella qualità delle relazioni, nel riconoscimento sociale della genitorialità, nella possibilità di crescere insieme.
Comincia quando si riconosce il diritto, per bambini e adulti, a non essere lasciati soli.

Per questo abbiamo deciso di partire da qui.
Dai primi 1000 giorni.
Quando tutto può ancora essere costruito.

Letizia Cirillo

Giurista - già magistrata e giudice presso il Tribunale per i Minorenni di Milano

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