I primi 1000 giorni non sono una questione privata
Il supporto genitoriale come responsabilità collettiva
Diventare genitori, oggi, soprattutto nei contesti urbani, significa attraversare una fase intensa e ambivalente. Alla gioia per la nascita si accompagna spesso un senso di disorientamento: informazioni frammentate, servizi difficili da intercettare, reti familiari più fragili rispetto al passato.
Non è solo una questione individuale. È un nodo strutturale.
I primi 1000 giorni di vita – dalla gravidanza ai tre anni– costituiscono una fase decisiva per lo sviluppo umano. E ciò che accade in questo arco di tempo non riguarda soltanto una famiglia: incide sulla salute, sull’apprendimento e sulla stabilità sociale futura.
Perché questa fase è così decisiva
La ricerca sull’Early Child Development -l’ambito di ricerca che studia lo sviluppo cognitivo, fisico, linguistico, motorio e socio-emotivo nei primi anni di vita- ha mostrato con chiarezza che nei primi mesi e anni di vita il cervello costruisce connessioni a una velocità che non si ripeterà più nel corso dell’esistenza. Le esperienze precoci – relazionali, ambientali, affettive – contribuiscono a strutturare le basi delle competenze cognitive, linguistiche, motorie e socio-emotive.
Non si tratta di determinismo, ma di plasticità: è in questa fase che l’ambiente può sostenere o, al contrario, ostacolare traiettorie di sviluppo che avranno effetti duraturi.
In questa fase di elevata plasticità neurale, anche le famiglie attraversano una condizione di particolare recettività. I bisogni dei bambini e quelli dei caregiver sono fortemente intrecciati e, al di là delle differenze culturali, economiche o di provenienza, rimandano a esigenze primarie legate al corpo, alla cura, alla sicurezza.
È un momento in cui interventi mirati possono avere un impatto proporzionalmente maggiore, proprio perché intercettano bisogni condivisi e universali.
Se questa evidenza è ormai consolidata, la domanda che ne deriva è inevitabile: come possiamo organizzare, come comunità, un contesto che renda possibile uno sviluppo equo e sostenuto nei primi anni di vita?
Una cornice internazionale: il Nurturing Care Framework
Il Nurturing Care Framework, promosso da OMS, UNICEF e Banca Mondiale, propone una risposta sistemica a questa domanda. Individua cinque dimensioni strettamente interconnesse su cui è necessario intervenire in modo integrato:
genitorialità responsiva
apprendimento precoce
salute
protezione e sicurezza
nutrizione
Non si tratta di ambiti separati, ma di un ecosistema di fattori che si rafforzano reciprocamente. Intervenire solo su uno di essi, senza considerare gli altri, riduce l’efficacia complessiva delle politiche.
All’interno di questa cornice, il rafforzamento delle competenze dei caregiver rappresenta una leva trasversale.
Cinque leve ad alto impatto
Attaccamento e genitorialità responsiva
La qualità della relazione tra bambino e caregiver nei primi mesi di vita costituisce una base per lo sviluppo emotivo e sociale. Un attaccamento sicuro favorisce la capacità di esplorare, regolare le emozioni e costruire relazioni stabili nel tempo.
Il supporto ai genitori in questa fase non è un elemento accessorio, ma una condizione abilitante.
Opportunità di apprendimento precoce
L’apprendimento non inizia con l’ingresso a scuola. Le interazioni quotidiane – parlare, leggere, giocare – costruiscono le basi delle competenze future.
Gli studi longitudinali mostrano che investire nei primi anni produce benefici misurabili nel tempo, anche in termini di risultati scolastici e stabilità lavorativa.
Alfabetizzazione sanitaria
Comprendere informazioni mediche e orientarsi nei servizi sanitari incide direttamente sulla capacità di prendersi cura della salute propria e dei figli. Rafforzare questa competenza significa ridurre disuguaglianze spesso invisibili ma concrete.
Protezione e prevenzione della trascuratezza
La trascuratezza rappresenta una forma diffusa di vulnerabilità precoce. Intervenire tempestivamente significa prevenire l’accumularsi di fragilità che, nel tempo, possono trasformarsi in disuguaglianze strutturali.
Nutrizione e allattamento
L’allattamento al seno, quando possibile e sostenuto adeguatamente, è associato a benefici documentati per la salute del bambino e della madre. Anche in questo caso, il supporto professionale e relazionale fa la differenza.
Il nodo italiano: frammentazione e disuguaglianza
In Italia, il supporto alle competenze genitoriali rimane un ambito ancora poco strutturato. I servizi esistono, ma sono spesso frammentati; l’accesso richiede orientamento, tempo, risorse.
Questo produce una disuguaglianza silenziosa.
Se riconosciamo che la qualità dei primi anni incide sulla salute pubblica e sulla coesione sociale, allora il supporto genitoriale non può essere considerato un ambito residuale.
È un’infrastruttura sociale.
Una responsabilità collettiva
Parlare di primi 1000 giorni significa spostare lo sguardo dalla gestione delle conseguenze alla costruzione delle condizioni.
Il supporto alla genitorialità può essere letto come un diritto universale e, al tempo stesso, come una responsabilità condivisa. Riconoscerlo significa assumere che la genitorialità non è un fatto esclusivamente privato, ma una dimensione che riguarda l’intera comunità.
In questo quadro si colloca il lavoro di Mykes, che sceglie di concentrarsi sul rafforzamento delle competenze genitoriali come leva preventiva e strutturale. L’obiettivo non è sostituirsi ai servizi esistenti, ma renderli più accessibili, leggibili e integrati, accompagnando le famiglie in una fase cruciale e contribuendo a costruire un ecosistema di supporto più coerente.
I primi 1000 giorni non determinano il futuro in modo rigido. Ma ne costruiscono le fondamenta. E le fondamenta, per loro natura, sono una questione che ci riguarda tutti.